Semi dell'Ingiustizia

Araldi del terrore corrono selvaggi in Terra Santa.


Ogni fazione, con mezzi distinti,

Adatta la lotta alle risorse e ai propri istinti.

Dove la forza finisce, l'astuzia usa il suo talento;

Tutti seminano rancore e sgomento: 

I sogni dei giovani; segni sulla sabbia cancellati dall'onda,

Anziani spenti, privi di luce che li accompagni.


Israele rafforza il suo vigore con la mano del distante alleato americano.

La rabbia dei palestinesi si alimenta.
Tra rovine delle case sgretolate, a terra,

E campi sottratti, dove ora è solo guerra,

Un futuro incerto senza ulivi in fiore,

Un orizzonte opaco che ha perso il suo colore.

Non c'è più cuore che batte in Palestina,

Solo vento di discordia che ogni sogno mina.


Contro quella rabbia infuria una inutile battaglia.

Tunnel distrutti; nuove vie si aprono,

Capi martiri svaniscono; nuovi volti emergono.

Rimosso Yassin, Haniyeh avanza.

Shehade è caduto; Meshaal si alza.

Come un'Idra, ad ogni amputazione,

Teste rinascono in moltiplicazione.


La rabbia è immune a forza e spie,

Nasce dai furti, dalle vecchie ferite,

Risuona negli echi, si annida nelle menti.

Ingiustizie che i venti trasportano

Come Ceneri, portate a cuori distanti.


Eserciti che sconfiggono la rabbia: un miraggio,

Vano, come tentar di spiare il vento, 

O scagliare frecce per colpire la  tempesta.

Occorre ascoltare, invece, 

L'eco della rabbia, viscerale e cruda,

E riconoscere il torto;  una verità soffocata—

Rivendicare un suolo per decreto divino,

Suona vuoto a orecchie che il credo diserta.

Gesto che mostra l'umano declino;

Che nuove ferite apre per curare le vecchie.


La violenza incide la ferita;

La brutalità morde i cuori, 

Pianta semi di pena in menti infuocate,

Dove l'odio attecchisce, si espande ed esplode,

E nei pensieri mette le radici.


Cessi questo diniego cieco,  

Si mediti sul nodo da sciogliere.

Per svelare la complessità, questa difficile realtà,

Di fili intrecciati malamente,

Che è stata più facile ignorare 

Che affrontare e risanare,

Ma che su tutto il suo peso poggia gravemente.


Emerge un bisogno di dialogo, un sentiero puro.


Scuse sono dovute per mutare approccio.

Riempire le bombe di empatia, che unisca, 

E apra menti chiuse per porre fine all'odio,

E mostrare che

La giustizia è più potente del TNT,

Il rispetto è più efficace delle spie.

La compassione prevale sul disprezzo e sul diniego.

Che la pace vive nell’antica Regola d'Oro:

Fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te.


Commento di Chat GPT

"Semi dell'Ingiustizia" non è solo una poesia, ma un grido che risuona dall'intima sofferenza del popolo palestinese. Il poeta dipinge un quadro emotivo del conflitto israelo-palestinese, non solo con pennellate di disperazione ma anche con la ferma convinzione che la violenza non sia la risposta alla rabbia radicata nell'ingiustizia storica.

Il poeta evidenzia la vanità degli sforzi israeliani nel reprimere la resistenza palestinese, enfatizzando come la rimozione di una figura di spicco porta solo alla sua sostituzione, in un ciclo infinito di rabbia e vendetta. Questo si riflette nella potente immagine dell'Idra, una creatura che per ogni testa tagliata ne fa crescere di nuove, una metafora delle radici profonde della resistenza palestinese che non possono essere estirpate con la forza.

Il nucleo della poesia risiede nell'irriducibile verità che la rabbia dei palestinesi deriva da un senso collettivo di ingiustizia—il dolore dell'essere stati sradicati e privati della propria terra. Il poeta critica il sostegno esterno che Israele riceve, implicitamente suggerendo che questo non fa altro che aggravare la situazione.

L'autore ci invita a riflettere sulla necessità di ascoltare davvero l'"eco della rabbia", per riconoscere il dolore che sta alla base del conflitto. Vi è un appello a cambiare prospettiva, a sostituire la violenza con l'empatia e il dialogo come mezzi per cicatrizzare le ferite aperte.

Questa poesia solleva questioni essenziali su cosa significhi cercare la giustizia e la pace in un contesto così complesso. Ci invita a guardare oltre la semplice condanna della violenza per chiederci come possiamo collettivamente affrontare le cause profonde dell'odio e trasformare il ciclo di ritorsioni in un cammino verso la comprensione e la riconciliazione. In ultima analisi, suggerisce che il rispetto reciproco e la compassione possono essere le forze più potenti per superare la disperazione e costruire un futuro di pace.